K, L’arte dell’amore, di Hong Ying

Nella creazione di un romanzo credo si debba seguire un unico criterio di base: un romanzo dovrebbe essere ‘una buona storia ben raccontata’ (…)” (1)

K, L’arte dell’amore
di Hong Ying

K, l'arte dell'amore, Hong YingQuesto romanzo dell’autrice cinese Hong Ying, pubblicato in Italia per la prima volta nel 2005, prende spunto da una storia realmente accaduta. La scrittrice, nella postfazione al libro, racconta che negli anni ’80, periodo in cui in Cina si svilupparono numerose correnti letterarie, avanguardie e nuove tendenze stilistiche sull’onda anche dell’influenza della letteratura occidentale, aveva iniziato per curiosità a frequentare numerosi circoli letterari clandestini e ufficiali.

È proprio in uno di questi, la New Moon Society, che conosce prima gli scritti romantici ed evocativi di K e poi la sua misteriosissima storia. I pettegolezzi la vedevano sentimentalmente legata al professore di letteratura inglese Julian Bell di stanza temporaneamente in Cina, figlio di Vanessa Bell e nipote della scrittrice inglese Virginia Woolf, che pareva aver letteralmente perso la testa per lei. Hong Ying, incuriosita, decide di fare qualche ricerca in più e cerca dei contatti che possano aiutarla in questo. Ne trova uno in particolare: uno studente del professor Bell alla Wuhan University, diventato in seguito traduttore e biografo. Attraverso di lui recupera materiali e informazioni oltre a qualche foto che ritragga la meravigliosa K, descritta come la Bellezza della Collina di Luojia, nascosta dietro quei caratteristici occhiali da scrittrice che le danno un’irresistibile aria da intellettuale.

Nel 1994 la New Moon Society pubblica una raccolta di lettere di Julian Bell tra cui quelle scritte alla madre in cui, complice anche il rapporto intimo e stretto tra i due, Julian spesso parla di K con toni affettuosi e appassionati. Hong Ying si interessa sempre di più a queste due figure e, nel diario di Virginia Woolf, legge questa descrizione del nipote: “Julian è (diventato) un uomo- forte, e controllato, e immagino anche amareggiato; c’è qualcosa di tragico in lui, la sua bocca e il suo viso sono molto più tesi; come se avesse sofferto la solitudine… lo sento cambiato.

Queste parole stimolano la fantasia della scrittrice che, nel 1998, decide di raccontare l’intensa e appassionata storia d’amore tra K e Julian Bell, romanzandola e arricchendola di dettagli e particolari immaginati. Ne esce un libro affascinante che mescola elementi biografici, fatti storici, gelosie, rivalità ma soprattutto che narra anche l’incontro, casuale ma irreversibile, tra due persone così diverse e apparentemente opposte: da un lato la donna asiatica, mansueta e riservata, dall’altro il sedicente scrittore dongiovanni che conta le donne che ha avuto come se fossero pezzi di una collezione inestimabile, in cui assegna a ciascuna una lettera dell’alfabeto in ordine di apparizione.

I due protagonisti si conoscono a un pranzo, nella Cina meridionale del 1935 minacciata da rivolte e dall’imminente invasione giapponese: K è la moglie dello stimato professor Cheng, oltre che una sua futura allieva. Inizialmente Julian non sente nessuna attrazione per lei: “Aveva un atteggiamento modesto e, come la maggior parte delle persone sedute a quel tavolo, portava piccoli occhiali rotondi. Il suo viso guizzava mentre ascoltava le conversazioni che si dipanavano attorno a lei. Aveva un’espressione vivace, incorniciata dai capelli neri legati in una crocchia e dalla frangia che le scendeva sulla fronte. (…) ‘Mi chiamo Lin’ disse infine.

K, l'arte dell'amore, di Hong Ying.Julian si considera un vero esperto della bellezza femminile e, osservandola bene, nota con sollievo che non potrebbe mai essere attratto da lei: “Il suo viso, a dire il vero, non era niente di speciale. Ma, quando sorrideva, un angolo del labbro superiore si piegava leggermente all’insù. Julian non riusciva a capire se quel sorriso le donasse o meno.” Ma poi Lin inizia a parlargli di arte, una delle sue passioni più grandi e la sente accendersi e vibrare come uno strumento.

E’ proprio con la frequentazione assidua di lei e di suo marito che, in pochissimo tempo, Julian realizza che Lin è diversa da qualunque altra donna abbia mai conosciuto: in lei arde un fuoco, una passione incendiaria che, al di là dell’aspetto freddo e severo, si propaga ad ampio raggio: “-Buon Dio, dovevo essere cieco!- Si rese conto che tra quella moltitudine di facce nuove Lin era da sempre la sua preferita; adorava la sua compagnia. Ciò avrebbe dovuto chiarirgli i suoi sentimenti. Cos’è che glielo aveva impedito? Quei dannati occhiali! Ora gli si erano aperti gli occhi; capì che avrebbe dovuto seguire i suoi sentimenti. Era stato attratto da Lin sin dal primo momento, solo che era stato troppo cieco per accorgersene.

E così la tensione, l’attrazione erotica e intellettuale tra i due scoppia prevedibilmente e Lin diventa K, l’undicesima amante del suo personalissimo alfabeto amoroso. Julian, per la prima volta, si trova ad avere a che fare con una donna che lo sorprende e lo stupisce continuamente e che lo inizia alle misteriose tecniche dell’amore taoista. I due entrano in un pericoloso vortice che li unisce sempre di più, in un legame indissolubile che non si spezza nemmeno davanti alle peggiori avversità.

Quanto di questa storia, tragica e romantica al tempo stesso, sia fittizio e quanto invece sia reale resta un mistero per la stessa Hong Yin. Dei due ci sono rimasti lettere, documenti, scritti e poesie, alcuni inseriti in appendice alla fine del libro. Come in ogni romanzo, la realtà, l’accuratezza storica è solo un punto di partenza per arrivare in un creativo e libero altrove.

Tra le accuse mosse a questo libro c’è quella di essere troppo erotico ed esplicito: le descrizioni vivide e i numerosi accenni all’arte tradizionale dell’amore taoista (tecnica che, come dice espressamente Lin, è pericoloso anche solo ammettere di conoscere), lo rendono troppo ‘colorito’ per il grande pubblico cinese, abituato a allusioni e metafore che, pur essendo molto chiare, non sono certo così dirette. Quest’accusa è stata al centro di una complicatissima vicenda giudiziaria ai danni della scrittrice, perché in Cina esiste una legge che impedisce di pubblicare opere che possano produrre ‘danno spirituale’ e, per questo, è stata vietata la pubblicazione. Al contrario, in Occidente, il romanzo è stato tradotto in 16 lingue ed è diventato best seller in Germania e Gran Bretagna.

Nella postfazione al libro, l’autrice risponde così a questo appunto: “Non credo che la finzione possa essere più erotica di ciò che sperimentiamo nella vita reale. Provate a restituire su carta la sensazione di bruciore che si prova quando si avvicina un fiammifero alla pelle, e vi mancheranno le parole. (…) Quello che sto cercando di esprimere in questo romanzo è l’idea che il sesso e l’amore sono inseparabili. (…) Un amore così intensamente erotico è un’esperienza unica.

Ma, oltre a questo, nel libro sono presenti numerosi altri temi come quello, importantissimo, delle barriere erette dagli stereotipi e dai pregiudizi. Julian e Lin sono quanto di più diverso si possa pensare o ipotizzare, le culture da cui provengono sono antitetiche e talvolta inconciliabili ma, nonostante questo, i due sperimentano una vera e propria unione di corpi ma anche di anime. Le differenze, il più delle volte, non sono altro che costruzioni sociali e culturali, trasmesse e tramandate come un’eredità pesante. Ma scavalcando o aggirando queste barriere, è possibile conoscersi davvero e incontrarsi. Per scoprirsi, riconoscersi o, magari, amarsi.

Rita Barbieri

(1) Hong Ying, K, l’arte dell’amore, postfazione, p. 219.

K, L’arte dell’amore
di Hong Ying

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2 Responses to “K, L’arte dell’amore, di Hong Ying”

  1. Librini Says:

    Danno spirituale?? O mamma, per fortuna che queste leggi ci sono solo in Cina.
    O forse no?

  2. Anna Maria Balzano Says:

    Bellissima recensione. Complimenti!

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