Sorgo Rosso, di Mo Yan

“-Il sorgo è diventato rosso…i giapponesi sono arrivati… compatrioti preparatevi a combattere… con fucili e cannoni-“

Recentissima la notizia dell’attribuzione del Nobel per la letteratura a Mo Yan, uno dei più importanti scrittori cinesi contemporanei. In realtà già Gao Xingjian, autore di origine cinese ma con cittadinanza francese, aveva vinto lo stesso premio nel 2000.

Sorgo Rosso, di Mo YanMo Yan, pseudonimo che significa “senza parole/colui che non parla”, è il nome d’arte di Guan Moye, nato 57 anni fa nel villaggio rurale di Gaomi:

“Ho amato profondamente la zona a nord-est di Gaomi, e l’ho odiata profondamente. Divenuto adulto mi sono immerso nello studio del marxismo e ho capito che è senza dubbio il posto più bello e più orribile del mondo, il più insolito e il più comune, il più puro e il più corrotto, il più eroico e il più vile, il paese dei più grandi bevitori e dei migliori amanti.” (1)

È proprio a Gaomi che Mo Yan ambienta il suo romanzo più intenso e famoso: “Sorgo Rosso” (Hong gaoliang), storia epica e al contempo realistica di una famiglia e di un paese in un periodo storico sanguinoso e violento che va dagli anni ’20 agli anni ’70, passando attraverso la fase cruenta dell’invasione giapponese.

Il rosso è l’elemento caratterizzante di questo romanzo: il rosso del sangue, il rosso della passione e degli amori che si consumano e si vivono sotto gli occhi dei paesani, il rosso che a un certo punto diventa fede, credo politico. Il rosso del sole al tramonto che tinge i campi di sorgo, il rosso fluido del sangue che sgorga a fiotti dalle ferite delle numerose vittime e dai corpi violentati, mutilati, torturati, uccisi, abbandonati, il rosso che guizza all’improvviso negli occhi di donne straordinariamente forti e ardenti.

L’altro elemento dominante è il sorgo: il cereale che rappresenta la forma di sostentamento per l’intera comunità, ciò che, attraverso i suoi cicli naturali di maturazione, stabilisce e segnala anche lo scorrere del tempo e delle stagioni. Il sorgo fluttunte in campi che diventano platee per scontri, risse, battaglie, uccisioni e incontri amorosi. Spighe che, silenziosamente, ospitano e incorniciano trame e momenti:

“Quelli che vivevano in queste terre al tempo di mio padre amavano nutrirsi di sorgo e ne coltivavano ogni anno in grandi quantità. Nell’ottavo mese lunare, in autunno avanzato, distese sconfinate di sorgo scintillavano come un mare di sangue. Il fitto e alto sorgo risplendeva, freddo e gentile seduceva gli uomini, appassionato e tumultuoso. (…) Per decine di anni che sembravano un giorno, file e file di persone dalla pelle rosso scura hanno fatto la spola tra i fusti del sorgo come disegnando una rete. Essi hanno ucciso, saccheggiato e difeso lealmente il Paese, muovendosi in una danza eroica e tragica che fa impallidire al confronto noi indegni discendenti e mi fa percepire chiaramente la regressione della specie che accompagna il progresso.” (2)

Sorgo Rosso” è un libro crudo. Non si risparmiano scene violente e forti, quasi insostenibili per il lettore. “Sorgo Rosso” è una tragedia in atti lunghi, distesi nel tempo, ma tuttavia pervasa da una forza e da una capacità di resistenza che colpisce e suscita ammirazione.

Proprio a causa della sua innegabile intensità emotiva, questo libro è stato spesso associato dalla critica occidentale al filone letterario latinoamericano del “realismo magico” e in particolare a “Cent’anni di solitudine”: Mo Yan e Gabriel Garҫia Marquez sono autori capaci di affrescare storie, più che di narrarle. Il racconto non segue il filo delle parole, ma quello srotolato dalle immagini, dai campi visivi, dalle descrizioni vivide e reali di paesaggi e personaggi che si stagliano e si imprimono immediatamente e stabilmente nell’immaginario.

Sorgo Rosso, di Mo Yan. Un film disponibile in DVD.Infatti “Sorgo Rosso” è presto diventato un film, girato da Zhang Yimou, di cui lo stesso Mo Yan scrive e rivisita la sceneggiatura. Il film si rivela un successo internazionale: nel 1988 vince l’Orso d’Oro a Berlino e contribuisce a far conoscere all’estero il cinema cinese.

Se “Sorgo Rosso” è il suo romanzo più conosciuto, Mo Yan è però autore anche di altri racconti e romanzi importanti, alcuni dei quali tradotti in italiano. Tra questi ricordiamo: “L’uomo che allevava gatti” (1997), “Grande Seno, fianchi larghi” (2002), “Il supplizio del legno di sandalo” (2005) e i due più recenti: “Le sei reincarnazioni di Ximen Nao” (2009) e “Cambiamenti” (2011).

Mo YanMo Yan è definito dalla critica come lo scrittore più rappresentativo della corrente letteraria cinese della “Ricerca delle radici” (xun gen): movimento che, durante gli anni ’80, si pose l’obiettivo di riscoprire le radici della Cina per ridefinire una nuova identità nazionale e culturale.

Ma dove si potevano trovare appunto queste radici? Ecco la risposta di Mo Yan, espressa nell’introduzione al suo racconto “Fantasie” (Shen liao): ”Chi vuole cercare le radici, le cerchi pure. Io cercherò la mia terra. Una volta che l’avrò trovata, non esiterò a piantarvi le mie radici.”

Le radici vanno trovate nella terra, nella ‘patria’: in quella ‘Terra di Mezzo’ (Zhongguo, nome cinese per Cina) che è la ‘madre’ dei personaggi e dell’autore. Le radici della Cina non sono altro che la Cina stessa, quel Paese sconfinato che lo scrittore tenta di capire e far capire.

Rita Barbieri

(1) Mo Yan, Sorgo Rosso, p. 6
(2) Mo Yan, op. cit., p. 6

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One Response to “Sorgo Rosso, di Mo Yan”

  1. “Sorgo rosso” di Mo Yan, recensione di Rita Barbieri | Blog Letteratura e Cultura Says:

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