Vite di donne, di Su Tong

Quando esordisce, a metà degli anni ’80, Su Tong è inserito nella corrente letteraria dell’avanguardia, che sostiene l’autonomia della letteratura dalla realtà e dà la massima importanza alla libertà creativa dello scrittore e alle infinite possibilità dell’artificio. Non c’è più l’obbligo di rappresentare la realtà secondo i canoni del realismo socialista e, inoltre, gli scrittori avanguardisti sono anche biograficamente e psicologicamente svincolati dal peso della Rivoluzione Culturale.

Nonostante questo, Su Tong ambienta la maggior parte delle sue opere nel passato, definito come il ‘luogo principe dell’immaginario’. Infatti è indubbio che il passato gli conceda maggiore libertà espressiva, non costringendolo al confronto con il reale. Ed è anche indubbio che il passato possa fornire la chiave per la ricostruzione di un’identità culturale comune dopo il trauma della Rivoluzione Culturale e che serva anche a riscrivere la Storia, raddrizzandone i torti.

Ma il passato dà anche modo di procedere a effettuare un paragone tra ciò che c’era ‘prima’ e ciò che c’è ‘ora’, permettendo una critica sottile al consumismo contemporaneo che corrompe tutto. (1) Come sostiene la Masci: “il passato non costituisce un rifugio, ma serve alla costruzione del presente: è memoria culturale e senso sociale della provenienza” (2). Il passato di cui parla Su Tong però non è quello vissuto da lui in prima persona, né il frutto di ricerche d’archivio, è semplicemente il setting, l’ambientazione ideale per le sue storie.

Vite di donne, di Su tongL’edizione italiana di Vite di donne comprende due racconti: Vite di donne (Funü Shenghuo) e Altre Vite di donne (Lingyi Zhong Funü Shenghuo). Ai due racconti corrispondono due diversi piani temporali: da un lato, in Vite di donne, abbiamo un tempo diacronico, cronologico, progressivo, dall’altro, in Altre Vite di donne, il tempo è invece sincronico, fisso e parallelo.

Vite di donne racconta la ‘storia’ di tre generazioni di donne alle quali corrispondono anche tre fasi fondamentali della Storia della Cina: la storia di Xian è infatti ambientata nella Shanghai prerivoluzionaria, la storia di Zhi durante il periodo della Rivoluzione Culturale, mentre quella di Xiao nell’epoca delle riforme.

Altre Vite di donne invece presenta due vicende che si svolgono parallelamente, ma entrambe con una percezione alterata dello scorrere del tempo: infatti al piano superiore, nell’abitazione delle due sorelle Jian, il tempo è fermo e fisso, quasi cristallizzato all’epoca che precede la Rivoluzione mentre, al contrario, al piano inferiore ferve l’attività quotidiana delle tre commesse del negozio in un frenetico e sfuggente presente, che sembra sempre accellerare.

Vite di donne si apre con la descrizione della bottega del fotografo Huilong, dove lavora la commessa Xian. In realtà il suo sogno sarebbe quello di fare l’attrice e, quando Padron Meng si reca nel negozio per farle una foto, lei accetta subito di lavorare per la sua casa di produzione e tra i due nasce una relazione. Purtroppo però rimane incinta quasi subito e, spaventata, rifiuta di abortire cadendo in disgrazia presso Padron Meng. Da allora inizierà la catena delle sfortune di Xian:

Ripensandoci in seguito e facendo un bilancio dei propri errori, sarebbe giunta alla conclusione che se quel giorno avesse accettato di abortire tutto sarebbe andato per il meglio. Un’altra ragione della sua disgrazia era stata la sua giovane età , la paura di soffrire, una paura che aveva rovinato le sue brillanti prospettive. (3)

Nello stesso anno avviene l’invasione dei giapponesi e la casa di produzione è costretta a chiudere, Padron Meng fugge a Hong Kong con tutti i soldi, lasciando Xian incinta e disoccupata. A lei non resta che tornare alla sua vecchia abitazione sopra la bottega del fotografo che nel frattempo si è trasformata in un negozio di pompe funebri. Qui dà alla luce la sua bambina Zhi, che rimpiangerà sempre di aver avuto:

Xian si rese conto di essere ormai completamente tagliata fuori dal mondo esterno: le restavano solo 500 dollari e i monili d’oro. Riflettendo sull’origine delle sue disgrazie non poteva fare a meno di pensare a Zhi, perché in un certo senso era lei la causa della sua rovina. (4)

La storia di Zhi comincia con il 1958, anno in cui la ragazza si diploma in tecnica di fabbricazione del cemento e in cui inizia una relazione con Zou Jie: operaio modello, membro del Partito e dotato di forte coscienza politica. Sono soprattutto i loro discorsi a testimoniare il cambiamento dei tempi:

Non mi piacciono gli attori, sono dei mangiatori a ufo, dei parassiti borghesi (…). A casa mia siamo operai da tre generazioni, sono io il primo a essermi fatto una cultura. (5)

Anche Xian percepisce che la situazione storico-politica è inesorabilmente mutata e quindi accetterà di buon grado il genero, con queste motivazioni:

Una famiglia operaia è proprio un’ottima cosa. Siamo nella nuova società e quelli che contano sono gli operai, non certo quelli che hanno i soldi o una posizione. (6)

Sempre nello stesso anno, vari fatti storici intervengono a modificare la vita delle due donne:

Nel 1958 anche nella scuola di Zhi fu lanciato il movimento di massa per la produzione dell’acciaio e sul campo sportivo venne impiantato un altoforno rudimentale. Zhi corse a casa di nascosto, in cerca di ferro vecchio e altri scarti metallici (…). Xian disse: “Prendi il ferro vecchio per venderlo? Quanti soldi ci fai?” Senza girarsi la figlia rispose: “Tu non riesci a pensare altro che ai soldi. Il ferro vecchio si può fondere per farci l’acciaio, non lo capisci?” (7)

Nel 1958, come giovane tecnico del cementificio, Zhi si lanciò con passione nel movimento del Grande Balzo in Avanti (…). Partecipava all’intensificazione dello sforzo produttivo e grazie a questo lavoro extra si meritò una medaglia di lavoratrice modello (…). Nel 1958 il cementificio raggiunse l’obiettivo di produzione straordinaria stabilito per il Grande Balzo in avanti. Il giorno della premiazione vennero i dirigenti locali e nazionali e alla fine si fecero fotografare insieme alle maestranze. La foto fu poi pubblicata sulla prima pagina del quotidiano Liberazione con un titolo cubitale. (8)

Ma nonostante questo si considera comunque “la più infelice delle donne” (9). Il motivo è semplice: Zhi e il marito non riescono ad avere figli. Mentre per Zou Jie questo non è un problema (“Viene prima la causa rivoluzionaria, poi la famiglia, che ci siano figli o no, non fa differenza.” (10), per Zhi è un’ossessione. Per aiutarla Zou Jie allora, deciderà di adottare un bambino all’orfanotrofio e sceglie, tra tutte le bambine presenti, la piccola Xiao. Zhi non ne è affatto entusiasta, infatti avrebbe senz’altro preferito un maschio:

“Mi meraviglia che tu abbia ancora questa concezione feudale: nella nuova società c’è parità tra uomini e donne. Maschio o femmina è la stessa cosa.” Zhi scosse la testa: “Non è questo. Non riesco a spiegarmi bene. Ci sono tante cose che le donne devono subire e che non toccano agli uomini. Mi capisci?” (11)

La scena si sposta poi nel 1972 quando Zou Jie tenta di sedurre la figlia adottiva Xiao ma, colto sul fatto dalla moglie e dalla suocera, commetterà il suicidio. Xiao, per superare il trauma, decide di arruolarsi volontaria per andare a lavorare in una brigata di produzione agricola:

La sua scelta corrispondeva alla mentalità dell’epoca e si guadagnò l’apprezzamento generale. La notizia che Xiao partiva volontaria per andare a educarsi in campagna apparve sul quotidiano Liberazione del 1974: erano trascorsi sedici anni da quando lo stesso giornale aveva pubblicato la foto di Zhi premiata al cementificio. (12)

Xiao non resiste per molto tempo in campagna e, con uno stratagemma, torna a casa due anni dopo. Qui inizia a vendere carne al mercato e si sposa con Du, dal quale avrà una figlia. Purtroppo però, scopre che il marito ha un amante e, sfruttando i cambiamenti legislativi che stanno avvenendo in quel periodo, decide di chiedere il divorzio.

Vari temi ricorrono nel testo, ma ciò che risalta maggiormente è la capacità dell’autore di delineare in maniera completa e precisa ritratti femminili così sottili e spietati.

Tutte le protagoniste ritengono di vivere una condizione sfavorevole in quanto donne: Xian e Zhi ripeteranno spesso infatti che si considerano le “più infelici delle donne”. Tutte vivono relazioni problematiche con i loro uomini descritti come infedeli, codardi, irresponsabili ed egoisti, capaci solo di abbandonarle nel momento di maggior bisogno. Si potrebbe quasi dire che, in un certo senso, l’autore compatisca quest’universo femminile, ma solo perché sono loro stesse a farlo per prime.

Sono ritratti a tutto tondo, in cui si mettono in mostra fragilità, insicurezze, ossessioni e bisogni negati. Sicuramente sono donne ‘reali’, non stilizzate o idealizzate. Sono donne indurite dalla vita, dalla loro incapacità di emergere dall’infelicità nella quale sono sprofondate. Non sono solidali, né affettuose, non c’è un solo gesto d’affetto tra madri e figlie. Tranne Xiao tutte sono, allo stesso modo, avide ed avare di amore. Amore tanto desiderato e mai ottenuto. Amore di tutti i tipi: materno, filiale, coniugale… Sono ritratti privi di ogni convenzione che mettono a nudo i nervi scoperti dell’universo femminile, i suoi tratti più oscuri e nascosti: gelosie, recriminazioni, invidie, in una catena che si spezza solo quando anche il lignaggio di sangue smette di far da padrone (infatti Xiao è adottata).

Questo tema è largamente sviluppato nel racconto successivo Altre Vite di Donne, interamente incentrato sull’invidia e sui rapporti femminili morbosi. Qui vediamo come, da un originario rapporto simbiotico e quasi ‘parassitario’ tra le due anziane sorelle zitelle Jian, si arrivi alla rottura più totale e completa quando la minore delle due deciderà di sposarsi. La maggiore perderà completamente la ragione e accuserà Gu Yaxian, intermediaria delle nozze, di averla voluta separare dalla sorella, mettendosi in mezzo.

Su TongEmerge qui in tutta la sua forza, il lato ‘malato’ di una relazione affettiva opprimente e soffocante, che pesa come un giogo dal quale è estremamente difficile liberarsi.

Sicuramente quindi, i personaggi femminili descritti da Su Tong non sono certo figure piatte o incolori: l’analisi psicologica è precisa, profonda e tagliente come la lama di un bisturi. Sono donne complesse: difficili da apprezzare e da capire; nelle quali è ancora più difficile riconoscersi e immedesimarsi, perché danno voce a quella cattiveria sottile prettamente femminile, a quella sorta di malvagità nascosta a cui siamo così poco abituati a prestare ascolto e, ancor meno, attenzione.

Rita Barbieri

(1) Vedi Masci, M., Postfazione a Vite di donne, p. 129.
(2) Masci, M., op. cit., p. 129.
(3) Su Tong, Vite di Donne, p. 8.
(4) Su Tong, op. cit., p. 21.
(5) Su Tong, op. cit., p. 25.
(6) Su Tong, op. cit., p. 25.
(7) Su Tong, op. cit., p. 24.
(8) Su Tong, op. cit., pp. 33-35.
(9) Su Tong, op. cit., p. 35.
(10) Su Tong, op. cit., p. 37.
(11) Su Tong, op. cit., p. 36.
(12) Su Tong, op. cit., p. 45.

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2 Responses to “Vite di donne, di Su Tong”

  1. “Vita di donne” di Su Tong, recensione di Rita Barbieri | Blog Letteratura e Cultura Says:

    […]  http://blog.chinaitaly.info/consigli/vite-di-donne-di-su-tong/  […]

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